Le classifiche le si ama o le si odia. Qui ci limitiamo ad offrirvi qualche spunto di riflessione offerto dalla pubblicazione del ranking dei 100 migliori MBA al mondo, redatto dal quotidiano inglese Financial Times.

Due business school italiane, SDA Bocconi e la School of Management del Politecnico di Milano, si sono posizionate rispettivamente al 28° e 96° posto. Il Politecnico è in realtà un nuovo ingresso in classifica, un risultato di tutto rispetto accolto con entusiasmo dal Preside del Politecnico, Gianluca Spina, come raccontiamo nell’articolo dedicato di CareerNews.

Al primo posto del ranking globale, per il secondo anno consecutivo, si è classificata la London Business School, al secondo posto la Wharton School dell’Università della Pennsilvanya ed al terzo l’Harvard Business School. La LBS è caratterizzata da un livello d’internazionalizzazione molto elevato con l’85% della faculty costituito da docenti internazionali e 9 su 10 iscritti non originari del Regno Unito. Ancora una volta la dimensione globale si pone come elemento discriminante per il prestigio dell’istituzione formativa. La Wharton School ha invece recuperato rispetto alla classifica dell’anno precedente, quando il ribasso subito dai salari dei relativi alumni – a causa della recessione – ne aveva penalizzato il punteggio finale. New entry e movimenti in ascesa di scuole non statunitensi o anglosassoni dimostrano comunque che gli investimenti e l’interesse verso il settore dell’educazione ai massimi livelli fervono anche nei paesi non di lingua inglese.

Tuttavia, oltre a criteri “nobili” come la diversificazione e l’apertura internazionale dei programmi e il livello di ricerca, uno dei parametri di maggior peso per il ranking del Financial Times è costituito dagli stipendi degli alumni delle rispettive scuole. In effetti, la possibilità di aumentare considerevolmente le proprie entrate è uno dei motivi principali che spingono giovani all’inizio della loro carriera, nonché  figure senior, a tentare la carta dell’MBA. Si tratta di una promessa più che mantenuta dai programmi MBA dato che, al termine degli studi, l’incremento di guadagno arriva anche a superare il 100% rispetto al periodo che precede il master.

Vale la pena ricordare una differenza sostanziale fra i programmi MBA statunitensi e quelli europei: la durata dei programmi. Generalmente un MBA sul continente americano copre un arco temporale di due anni, mentre in Europa dura circa un anno. Le implicazioni sono molteplici: un master di due anni è un impegno economico, di tempo ed energia che forse un professionista con famiglia difficilmente affronterebbe. D’altro canto le possibilità di networking e le opportunità professionali che si possono sviluppare in un periodo di due anni sono chiaramente superiori. Un discorso a parte andrebbe fatto per gli EMBA che, essendo diretti ad un target executive, hanno programmi spalmati su un arco di tempo che può arrivare fino a 24 mesi con un impegno più gestibile grazie a formule miste che includono le lezioni a distanza.

Qual è il vostro feeling in merito? In che direzione stiamo andando?