E’ un tema caldo degli ultimi mesi l’ipotesi della riapertura dei vecchi reattori sparsi sul territorio nazionale, progressivamente chiusi dopo il referendum del 1987. La questione sul nucleare è quindi rientrata nel dibattito pubblico del paese. Basti pensare alla campagna di comunicazione del Forum Nucleare Italiano, sugli schermi televisivi nel 2010. L’Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha calcolato che sarebbero necessari duemila esperti per centrale per avviare nuovi impianti, di cui almeno mille laureati. Ecco quindi che la questione ci riguarda ancor più da vicino.

Qualche breve cenno sugli enti citati ed attualmente coinvolti sulla questione. Il Forum Nucleare Italiano è un’associazione no profit che promuove un approfondimento trasparente sull’opzione nucleare come base di partenza per un dibattito il più possibile libero da pregiudizi. Questo tipo di approccio è stato ampiamente adottato in altri paesi dove il nucleare è già un’alternativa energetica e dove il confronto ha visto coinvolti il mondo dell’economia e dell’istruzione, dalle imprese alle università al mondo della ricerca. L’Agenzia Enea punta invece “alla ricerca e all’innovazione tecnologica nonché alla prestazione di servizi avanzati nei settori dell’energia, con particolare riguardo al settore nucleare, e dello sviluppo economico sostenibile” a supporto della PA, delle imprese e dei cittadini.

Per darvi un’ulteriore aggiornamento sullo stato dei fatti, aggiungiamo che è di pochi giorni fa la sentenza della Corte Costituzionale secondo cui la consultazione per il raggiungimento dell’intesa con le Regioni e gli enti locali per l’iter previsto per i nuovi impianti e il deposito scorie dovrà tenersi sia in fase di certificazione che di autorizzazione. In caso di reiterato disaccordo si prevede il ricorso alla deliberazione del Consiglio dei Ministri con emanazione di un decreto presidenziale.

Tornando al rapporto dell’Agenzia Enea, per la realizzazione di una centrale a due reattori sarebbero necessari circa 2mila500 addetti per anno, per un periodo di almeno sei anni e con una quota di 800 da assorbire in organico per la gestione dell’impianto. Di questi 800, un centinaio sarebbero distribuiti fra ingegneri civili, informatici, elettrici, meccanici, progettisti e, ovviamente, nucleari. Al momento solo sette atenei in Italia hanno attivato corsi di laurea per la formazione di esperti del nucleare: i politecnici di Milano e Torino e i poli universitari di Roma, Pisa, Bologna, Palermo e Padova con una media di 80 laureati all’anno. Sappiamo, inoltre, qual è la situazione degli ingegneri italiani di altissimo livello: per la maggioranza espatriano, soprattutto se specializzati nel campo nucleare, poiché impossibilitati a contribuire al progresso del paese nel settore di loro specializzazione.

Non intendiamo prendere posizione in questa sede su un tema così spinoso, ma fa sicuramente riflettere la condizione attuale dei laureati non sufficiente a soddisfare l’eventuale fabbisogno futuro di menti formate alla gestione del nucleare. Ancora una volta, però, il mondo accademico ed economico si alleano e, per citare un esempio, cinque atenei italiani in collaborazione con Enel finanziano premi e borse di studio destinate a studenti iscritti al primo anno della laurea specialistica in ingegneria nucleare o energetica.

Per approfondimenti, vi suggeriamo la lettura dell’articolo di CareerNews che ha offerto lo spunto per questo post.